storia della subacquea

 

Le origini dell'immersione umana sono radicate nella necessità e nel desiderio degli uomini di cercare cibo, condurre operazioni militari, di salvataggio e recupero e praticare le attività commerciali. Non si conosce chi per primo trattenendo il respiro effettuò immersioni subacquee, ma tracce di subacquei professionisti risalgono a più di 5000 anni fa.

Le prime testimonianze risalgono al IX secolo a.c. con bassorilievi assiri raffiguranti uomini che respirano da aria conservata in anfore di terracotta a pochi metri ad un paio di metri sotto il livello del mare. Le teorie divergono sui motivi che hanno animato i primi sommozzatori a scendere sott'acqua, Erodoto raccontava di Scyllis, un persiano assoldato dal re per recuperare un tesoro sommerso e che usò un giunco incavato come boccaglio per non essere scoperto dalle navi persiane del Re Serse. Aristotele narra di recipienti calati sul fondo per rifornire d'aria i pescatori di spugne. Comunque sia iniziata l'avventura sotto i mari è quasi certo che le prime immersioni del IV secolo a.c. erano spinte da fini militari

In tempi più recenti subacquei militari vennero impiegati per tagliare gli ancoraggi delle navi nemiche, operare fori nei loro scafi ed in tempo di pace contribuire alla costruzione delle opere di difesa dei porti. Nel 332 dopo Cristo Alessandro il Grande impiegò i sui operatori subacquei per rimuovere gli ostacoli della assediata città di Tiro (nel Libano attuale) lo stesso avrebbe usato una pelle di pecora cucita, contenente aria e tramite un budello ad essa collegato avrebbe dovuto offrire l'opportunità di effettuare una respirazione in immersione. Lo stesso Leonardo da Vinci disegnò meccanismi e marchingegni atti a muoversi e respirare sott'acqua.

Ma tutto questo era ed è leggenda.

Dal XVI secolo avviene la svolta, con l'introduzione delle campane subacquee , create nel 1535 da Guglielmo da Lorena , che venivano rifornite dalla superficie e al loro interno veniva a crearsi una grossa bolla d'aria utilizzata dall'uomo per respirare e "riprendere fiato" una volta che veniva abbandonata per l'apnea. La svolta avvenne nel XIX secolo, dove in Inghilterra e in Francia vennero sviluppati i primi scafandri e il primo elmetto da palombaro. Furono i fratelli Deane che nel 1823 crearono quello che sarà lo strumento utilizzato in un primo momento per il recupero di oro e materiali preziosi sui vascelli e navi affondate nei periodi antecedenti.

Il 24 luglio 1849 su proposta del Generale Della Bocca, Ministro della Guerra e della Marina del Regno di Sardegna venne istituita a Genova la Scuola Palombari. Questo istituto formava il personale capace di operare, con lo scafandro da palombaro a 10 metri di profondità per più di tre ore. Successivamente con la nascita dello Stato Italiano, avvenuto in forma solenne il 17 marzo 1861, nascevano anche le Forze Armate a sua difesa. In quel periodo la Marina disponeva di questo piccolo nucleo di persone che riusciva ad operare sotto la superficie del mare.

 

Per avere una dettagliata descrizione di un'impresa subacquea, dobbiamo attendere il 4Agosto del 1913 quando il Comandante della nave da battaglia Regina Margherita, descrive sul libro di bordo l'impresa compiuta dal pescatore di spugne greco Gheorghios Haggi Satti; il pescatore di esile corporatura e con gravi problemi di udito, compie quattro immersioni in apnea zavorrato da una lastra di ardesia di 14 chili a profondità comprese tra i 45 ed 84 metri, per imbracare la catena dell'ancora rimasta incastrata sul fondo ad una profondità di 77 metri. Questa descrizione fu considerata per moltissimo tempo una fantasia dell'equipaggio e degli Ufficiali della Regina Margherita.

Fondamentalmente però gli interessi alla ricerca sottomarina erano concentrati quasi esclusivamente sul campo militare, e la scarsa autonomia delle bombole, e degli erogatori di allora che disperdevano quantità eccessive di aria, insieme ai limiti che la tecnica ara imponeva, misero in primo piano l'ARO.

Fu l'Italiano il comandante della Regia Marina Italiana, Belloni, a perfezionarlo in quello che è praticamente l'attuale strumento, e nel 1935 Tesei e Toschi ne ottimizzarono la resa a tal punto da essere poi usato come arma segreta e nell'utilizzo dell'ARO fummo maestri, basti pensare alle imprese dei Maiali o Siluri a lunga corsa o alle imprese di Ferraro o di De La Penne.

Sempre in quel periodo storico dell'umanità tramite l'Ingegner Max Gene Nohl veniva sperimentata una miscela di respirazione che utilizzava al posto dell'aria una miscela composta da Elio e Ossigeno. Era il 1937 e l'uomo era sceso in totale autonomia alla profondità di 128 metri. Si aprivano nuovi mondi all'esplorazione subacquea sul campo professionale lavorativo, la conseguenza era una ricerca maggiore sulle tecnologie e portava quindi un effetto benefico alle attività sportive. Poiché l'utilizzo delle miscele era comunque un fattore estremamente costoso anche per coloro che si immergevano per lavoro, un perfezionamento alle tecniche di immersione ed agli strumenti ad aria avrebbe consentito immersioni a maggiori profondità e quindi un maggior impulso allo sport ed al lavoro. La seconda guerra mondiale rallentò questa ricerca che aveva comunque dei limiti dovuti al fatto che gli erogatori, erano solamente o a comando manuale oppure ad erogazione continua ma diede pagine di eroismo legate alle imprese subacquee della X MAS del Comandante Junio Valerio Borghese.

La fine del conflitto mondiale segna un grande momento per la subacquea in genere e per gli apparecchi di respirazione. Grazie al comandante Cousteau ed all'ing. Cagnan nasce l'erogatore automatico il Royal Mistral che anch'esso verrà perfezionato col tempo. Era il 1943 l'inizio della subacquea aperta finalmente agli sportivi e non solamente ai super dotati.

Con quella che da una parte e stata la fortuna per la subacquea, si apriva purtroppo una parentesi che portò delle funeste conseguenze. Infatti se da una parte fu un bene dall'altra l'eccessiva confidenza porta a conseguenze molto gravi. Gli sportivi in genere incoraggiati dai record di profondità con l'ara di Falco Novelli e di Olgiai o dalle fantastiche avventure di Cousteau o di Folco Quilici, cominciavano a prendere eccessiva confidenza con l'immersione senza tenere conto di quelle che erano le regole della sicurezza. I pionieri di allora che ancor oggi si vantano di aver superato un'embolia furono quelli che fecero criminalizzare la subacquea. Oggi nessuno si sognerebbe di effettuare un'immersione senza aver prima frequentato un corso di addestramento specifico. E tanto meno si vanterebbe di essere stato embolizzato.

La scienza e gli incidenti hanno dimostrato che andare sott'acqua e bello, facile, divertente, ma non è uno sport da improvvisare, bensì da amare, comprendere, studiare, e solo allora diventa facile sicuro, divertente.

Oggi le didattiche della subacquea offrono tutto quanto è necessario per immergersi con sicurezza. E' vero, esistono molti metodi, ed ognuno di essi porta l'acqua al proprio mulino, ma fondamentalmente portano tutti ad una sola conclusione: vedere con i propri occhi quanto di più bello possa esserci sotto il pelo dell'acqua.

 

La storia della subacquea è nata con la comparsa dell'uomo, ed ogni giorno che passa ci porta a scoperte sempre nuove, e barriere che sino a ieri erano considerate invalicabili oggi sono realtà. Basti citare alcuni nomi della subacquea come: Maiorca, Mayol e cento altri ancora. Questa è l'apnea, il modo più antico e naturale per andare sott'acqua, ma non tutti siamo cosi bravi ed allora possiamo vedere ugualmente ed avere le stesse sensazioni utilizzando i sistemi di respirazione subacquea, ed anche i limiti in questo settore stanno per essere superati grazie alla tecnologia ed alla scienza.